Silent Sail – Echoes of Dusk
Echoes of Dusk è un capolavoro!
Il pianista Figura, il bassista Rolff e il batterista de Seta si dimostrano abili narratori, e le loro splendide composizioni, eseguite con naturalezza, totale padronanza e grazia creano una musica che regala all’ascoltatore un’esperienza sonora fluida e libera. Non esiste comunicazione più profonda di quella che nasce quando tre maestri si uniscono in un’unica voce.
(From the mind of jazz musicians)
Con le sue melodie liriche, le armonie ricche di sfumature e i ritmi delicati, “Silent Sail – Echoes of Dusk”, con Antonio Figura al pianoforte, Massimiliano Rolff al basso e Lucrezio De Seta alla batteria, è un viaggio musicale meraviglioso.
Il trio si muove attraverso ogni brano con una disinvoltura e una grazia da permettere ad ogni composizione di scorrere attraverso un percorso unico e personale.
La naturalezza e lo stile distintivo di ciascun musicista si fondono perfettamente per dare vita a un trio straordinario, capace di plasmare ogni brano. Consigliatissimo!
(Rich Shemaria)
Reviews
Dave Schroeder e Antonio Figura creano una musica di straordinario equilibrio e armonia, in cui esplorano il significato stesso della forma “canzone”.
Innanzitutto, questa musica canta, con passione. Le melodie abbondano e il respiro la fa da padrone. Questi due respirano all’unisono; l’uso sapiente del pedale da parte di Antonio spinge il pianoforte a inspirare ed espirare insieme alle linee melodiche di Dave.
In secondo luogo, in questo disco è presente ovunque un’attenta considerazione della forma canzone – dei modi in cui la sua storia, incarnata da una lista illustre di artisti da Puccini a Porter, è ricca di storie emozionanti ed evocative.
La musica contenuta in questo lavoro discografico è musica che racconta storie, intrisa dell’atmosfera di racconti mitici intessuti di notte, all’aperto. Ti invita a ritrovare quel modo di ascoltare che avevi da bambino, quando la musica ti catturava per la prima volta e ti trasportava in mondi che non avevi mai immaginato.
(Steve Swallow and Carla Bley)
Si tratta di una straordinaria raccolta in duo sotto due aspetti. Le composizioni, tutte originali e firmate da Figura e Schroeder, si distinguono per bellezza, semplicità e raffinatezza.
Questa registrazione ha inoltre il pregio di mettere in luce Dr. Dave alle prese con alcuni degli strumenti a fiato più insoliti ed esotici: sassofono sopranino, ottavino, flauto basso, armonica cromatica e il sempre affascinante ever buree mongolo (no, nemmeno io ne avevo mai sentito parlare, ma ve ne innamorerete). Li suona tutti con grande maestria, accompagnato dal pianoforte ricco, fluido ed espressivo di Antonio. Ascoltatelo!
(Tom Scott)
Registrato a New York negli System Two Studios di Brooklyn, Strong Place (2010) è il terzo lavoro discografico per Figura, che si è avvalso di musicisti del calibro di Kendrick Scott (batteria) e Vicente Archer (contrabbasso).
Per registrare i sette brani inediti di cui sicompone questo lavoro il pianista siracusano ancora una volta ha scelto la formazione intrio, ensemble che esalta particolarmente il suo stile pianistico.
“Strong Place” è un lavoro meditato le cui le atmosfere introspettive e a volte oniriche sono
una caratteristica che accomuna ogni brano; la raffinatezza di fraseggi ispirati da un velato romanticismo conduce i temi musicali verso sonorità ricercate, nelle quali ogni singola nota ha una importanza speciale.
La peculiarità di Antonio Figura è nelle progressioni armoniche, che stravolgono si temi sviscerandone ogni aspetto ed esplorandone i lati nascosti, mentre melodie minimaliste si alternano a break e accattivanti cambi tempo (Strong Place e Thapsos).
Strong Place è un lavoro maturo dal suono internazionale, da ascoltare in momenti diversi e digerire e metabolizzare lentamente, addentrandosi a piccoli passi nella filosofia musicale di un artista in rapida ascesa.
(Stefano di Ielsi, WordPress)
Le folate di vento fresco sorprendono quando il mare è fin troppo calmo. Ad agitare i flutti del mainstream piacione e sempliciotto o dell'abusato copia incolla, arriva il pianista e compositore siciliano che mette le mani nel suo ricco retroterra culturale fatto di tradizione ed innovazione. Un trio ad orologeria si muove senza sbavature su di un menabò fatto di ricerca, con armonie elastiche pronte a dilatarsi e rinsaldarsi attorno al drumming fremente e preciso di Salgarello, ed alla finezza ritmica di Ambrogini. La vena creativa di Figura è presente in tutti i brani e fa coppia con la sua facilità di movimento nelle strutture modali, anche con inflessioni funky e un tocco preciso e determinato. E vanno a nozze, in questo contesto, la voce accuratamente imprecisa e tagliente di Watkiss e la spigliata sonorità fluida, larga e tonda di Giuliani, che arrichiscono le melodie, sempre tenute a mente da Figura, macinate in un'improvvisazione acuta e solare che volge lo sguardo verso idiomi contemporanei ed un'espressività assai moderna.
(Alceste Ayroldi, Musica Jazz Magazine)
Il senso dello spazio di Antonio Figura
Tra le figure emergenti del piano-jazz italiano cʼè di certo anche il siciliano Antonio Figura. Con alle spalle un curriculum di tutto rilievo (tra lʼaltro è laureato in “Discipline Jazz e Storia della musica Afro-americana” presso il Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze con una tesi sul Modern Jazz Quartet ) Figura ha di recente pubblicato il suo quinto album prodotto da “Headache Production” e registrato a Roma con la partecipazione di musicisti di vaglia quali Rosario Giuliani al sax alto, il vocalist inglese Cleveland Watkiss, Milko Ambrogini al basso e Michele Salgarello alla batteria. Un progetto molto caro a Figura che ha lavorato sodo per portarlo a compimento tenuto anche conto del fatto che i dieci brani presentati portano la sua firma, con Cleveland Watkiss autore dei versi di due pezzi. Ebbene in questo nuovo album Figura conferma le eccellenti doti già evidenziate nei precedenti lavori, in special modo in “Strong Place”. Il suo pianismo è sempre essenziale, scevro da qualsivoglia ricerca virtuosistica pur essendo sostenuto da una solida preparazione di base; anche dal punto di vista compositivo le sue pagine sono ben strutturate, con un preciso senso dello spazio come si evidenzia immediatamente nella “Title track”: il tema è disegnato, ma si potrebbe dire accennato, dal pianoforte di Figura sostenuto da Ambrogini e Salgarello e tutti e tre riescono a dare perfettamente il senso di cosa voglia dire il silenzio nella musica, di quale importanza abbiano le pause, di come si possa lavorare egregiamente per sottrazione. Certo, le ascendenze sono facilmente riscontrabili, da Paul Bley ad un certo Bill Evans, ma una cosa è aver studiato i grandi del passato, altra cosa è averli saputo interiorizzare per costruire un proprio linguaggio. E la sensazione, assai piacevole di ascoltare qualcosa di originale perdura per tutta la durata dellʼalbum, anche quando, come in “Speak Sogtly” interviene la magnifica voce di Cleveland Watkiss (che può richiamare Elvis Costello), o in “White shadows” il sax alto di Rosario Giuliani catturala nostra attenzione grazie al suo fraseggio sempre così articolato eppure sempre fresco, spumeggiante.
(Gerlando Gatto, A Proposito di Jazz)
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